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Interviste, Riforme istituzionali
Se l'opposizione mostrasse la volontà di andare avanti sul progetto di legge Chiaromonte-Compagna sull'immunità per i parlamentari, potremmo anche giungere a valutare superflua la costituzionalizzazione del lodo Alfano.
La riforma della giustizia non deve essere un capitolo a parte rispetto a quella istituzionale. Lo sforzo deve essere duplice affinché ci sia una reciproca legittimazione delle forze politiche attraverso la condivisione delle regole. Da nemici dobbiamo diventare avversari come accadde in Francia nel 58 o in Spagna dopo il regime franchista e aggiornare il nostro sistema istituzionale che ormai appartiene alla prima generazione delle costituzioni del secondo dopoguerra ed è antiquato. In questo quadro non immagino uno stralcio della giustizia: è parte integrate del dialogo ed è necessario per disinnescare le fibrillazioni tra partiti.
Perluigi Bersani vuole fare le riforme, ma deve evitare di pensare che i provvedimenti per disinnescare il conflitto fra giustizia e politica siano leggi ad personam.
La prima urgenza è disinnescare il conflitto fra giustizia e politica, prima fonte delle fibrillazioni del Paese negli ultimi quindici anni. La norma a tempo sul legittimo impedimento inizierà a gennaio il suo iter alla Camera, mentre in Senato abbiamo avviato il percorso del processo breve, che risponde alle esigenze di tutti: se la legge Pinto ha previsto risarcimenti per i processi troppo lunghi, ora è giusto che una legge definisca i paletti oltre i quali la durata del giudizio è inaccettabile.
C'è chi lo chiama inciucio, chi lo definisce un salvacondotto giudiziario: per me l'ipotesi di condividere con l'opposizione una ricomposizione del conflitto tra le pendenze giudiziarie di Silvio Berlusconi e il suo ruolo istituzionale, è un'opportunità che va ben amministrata.
In Italia ci sono ampie frange che considerano il potere eletto comunque illegittimo o frutto di una storia deviata. Questo è stato il Paese in cui il padre della patria Alcide De Gasperi è stato a lungo considerato un servo degli americani, o quello in cui si è affermata la teoria del doppio Stato. E' stato il Paese del dramma di Moro. Per il fatto che la Corte costituzionale ha dato un parere sul lodo Alfano, il clima è diventato tanto incandescente da portare ai fatti di Milano. E' credibile che in Italia una sentenza di primo grado non venga assunta come elemento di delegittimazione? Io ritengo di no.
Troppo facile liquidare Tartaglia dicendo che è un matto. Quando c’è un’aggressione si arma sempre la mano di chi è più instabile, più debole, più influenzabile. Quel gesto risente di questo clima. Dobbiamo fare i conti con quello che è successo dopo la caduta del Muro qui in Italia. Gli sconfitti dalla storia non ne hanno mai accettato il verdetto. E hanno cercato una scusa, un motivo, per giustificare il fallimento. Riscrivere tutto. Obiettivo: delegittimare l’avversario...
Il ddl sulla regolamentazione sui tempi dei processi al centro di un'intervista al Corriere della Sera con l'assicurazione che non si tratta di un testo blindato e su cui è possibile aprire un confronto con l'opposizione.
«In tutte le costituzioni di terza generazione, quelle cioè scritte dopo l’89, è prevista l’elezione diretta del capo dell’esecutivo nell’ambito comunque di un sistema parlamentare. Credo che su questa base si potrà trovare un accordo con il Pd». In un'intervista a Il Sole 24 Ore il complesso tema della riforma della Costituzione e le prospettive di un dialogo tra la maggioranza e l'opposizione.
All'indomani del richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un'intervista a Il Mattino affronto il tema del ricorso alla decretazione d'urgenza. Al centro il problema dei poteri dell'Esecutivo e della mancanza di regole istituzionali che garantiscano la piena attuazione del programma di governo.
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