|
|
 |
|
|
Articoli
Sul problema dell'immigrazione, le sue dimensioni e le possibili soluzioni nessuno ha in tasca la verità, nessuno ha una ricetta che può affermare essere quella vincente. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo legato a tempi nuovi. Oggi spesso l'immigrato non perde il rapporto con il luogo di origine, ma anela a tornarvi dopo un periodo di permanenza in un’altra terra o molto spesso in altre terre. Sono questi motivi che devono portare anche a un ripensamento profondo del rapporto che esiste tra l'immigrazione, l'integrazione e la cittadinanza: sono tre categorie e tre problemi differenti. Sovrapporli come fossero la stessa cosa sarebbe un grave errore. Ecco il testo del mio intervento al Senato.
Si sta cercando in vari modi di distruggere ciò che è stato fatto in Abruzzo e per l'Abruzzo. Per noi resta un esempio di come l'impegno politico debba tendere al bene comune. Se ci sono casi isolati di deviazione collegati all'emergenza la magistratura li individui e li colpisca. Ma questo non può significare infangare una pagina politica della quale il governo e il PdL vanno fieri.
Abbattuta a colpi d'immondizia l'ideologia localistica, bisogna adesso guardare avanti e costruire, a Napoli e da Napoli, una nuova stagione. E' il momento di elaborare ricette di sviluppo dal respiro nazionale, attraverso il contributo delle forze produttive. E bisogna anche avviarsi con coraggio sul campo della strutturazione di una classe dirigente all'altezza della sfida.
Il disegno di legge sulle intercettazioni torna al centro del dibattito politico. Sul testo attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato non c’è alcuna accelerazione bensì l’impegno a fare una legge che salvaguardi uno strumento necessario all’azione degli inquirenti e tuteli il diritto alla privacy di persone che sono estranee alle indagini e non hanno un ruolo pubblico.
Di fronte alla decisione di Paola Binetti di abbandonare il Pd per entrare nell'Udc non si può far finta di non vedere che questa scelta, le motivazioni che l'hanno accompagnata e il dibattito che essa ha suscitato all'interno del Partito democratico pongono un tema più generale che non può essere sottaciuto, né liquidato come fa Massimo D'Alema con una semplicistica dicotomia tra "integralismo" e "militanza in un partito plurale".
Il dibattito sui problemi e sul futuro del Pdl affronta e unisce due temi. Uno rappresenta un capitolo classico della storia dei partiti. L’altro - sia detto senza alcun intento denigratorio - incarna un residuo di partitocrazia tutto italiano.
Quello delle riforme è un tema dibattuto in questi giorni. Da quell'opposizione che ha manifestato la volontà di intraprendere un confronto costruttivo veniamo sollecitati a metter mano a riforme che siano "di sistema". Ma per creare lo spazio e le condizioni affinché una riforma possa andare in porto è necessario disinnescare la miccia del conflitto tra potere politico e potere giudiziario.
E' possibile in politica fare a meno dei partiti? Pur con tutti i mutamenti che hanno segnato l'evolversi della forma partito in Italia, è immaginabile che senza di essi il sistema possa funzionare? La risposta è no...
Dopo i fatti di Milano, si profila una mistificazione che respingiamo con forza. Secondo l'interpretazione che si cerca di imporre, ci si troverebbe di fronte a un generalizzato clima di odio che tutti, vittime e carnefici senza distinzione, dovrebbero impegnarsi a superare. Le cose non stanno così. Il centrodestra non ha criminalizzato alcun avversario. In questi mesi di polemiche durissime, invece, il gruppo dirigente del PdL ha dovuto difendere il proprio partito, e soprattutto il proprio leader, da un attacco concentrico, dissennato e barbaro...
|
|