Le ragioni degli storici

Rubbettino, 2008

C’è una forma paradossale di negazionismo nel dibattito politico-culturale italiano secondo il quale il solo evocare il comunismo ai giorni nostri vuol dire fare un’operazione bassamente propagandistica perché esso sarebbe morto e sepolto nel secolo passato, per cui parlarne oggi significherebbe solo evocare un fantasma e chi lo fa non è politicamente corretto. Vogliamo, quindi, concentrare la nostra attenzione sull’Italia, partendo dalla constatazione dell’esistenza di almeno due anomalie rispetto a quella che dagli anni Quaranta fino al 1989 è stata chiamata Europa occidentale.

Rubbettino, 2006

Dalla lotta al fascismo e dalla guerra di liberazione il Pci ricava la convinzione che sia possibile limitare, se non abbattere, il potere del capitalismo e dei ceti sociali che lo rappresentano. Pertanto, nel 1943-1945 si combina la politica delle alleanze (estesa ai sei partiti-DC, Psi, Pri, Pli ecc.-del Comitato di Liberazione nazionale e del governo) con una guerra civile spietata contro i fascisti e i loro alleati nazisti.
La guerra di liberazione diventa lunga e si proietta ben oltre il 25 aprile 1945. Le armi, soprattutto da parte dei comunisti, non vengono consegnate alle autorità statali e a quelle alleate.Si contano a diverse migliaia le vittime di processi sommari, di delitti e di vendette che, soprattutto in Emilia Romagna, insanguinano il dopoguerra. Il gruppo dirigente, come nel caso della Volante rissa, ne è un testimone muto, se non un protagonista furtivo.
Questa continuazione della guerra civile significa che per il Pci non ci fu, come spesso sostiene la storiografia comunista,una scelta immediata e definitiva per la democrazia politica. La via parlamentare, cioè il metodo costituzionale per il socialismo, venne sancito solo nel 1956, all’VIII congresso.
 

Rubbettino, 2006

Gli eventi drammatici della seconda guerra mondiale sono da decenni al centro della memoria degli italiani e degli europei e continuano a condizionare in profondità il processo di formazione della loro identità. Per sessanta anni, la guerra conclusasi nel 1945 ha rappresentato ininterrottamente un terreno di scontro, nel cui ambito le ricostruzioni storiche che si sono intrecciate con operazioni ideologiche dal carattere pervasivo: tenere le chiavi della memoria della guerra, insomma, ha significato la possibilità di condizionare in profondità la politica e la società del dopoguerra.

Rubbettino, 2006

Il convegno internazionale su I partiti politici nell’Italia repubblicana, organizzato dalla Luiss-Guido Carli di Roma, dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena e dall’Università di Lecce, articolatosi in sei giornate di studio (Roma 7-8 novembre e Siena 5-6 dicembre 2002; Lecce 24-25 gennaio 2003), fu un’occasione di confronto tra ricerche su un oggetto comune, i partiti politici, condotte con metodologie diverse da studiosi con differenti storie e formazioni culturali. Il convegno è una ulteriore tappa di un progetto ormai più che decennale, finalizzato a ricostruire nella sua interezza la storia politica d’Italia dall’età liberale alla Repubblica. Un progetto non privo di ambizioni e che, senza esclusioni di carattere disciplinare, preoccupazioni ideologiche, logiche di partito e ipotesi di scuola, è stato sostanzialmente rivolto a un rinnovamento della storiografia sui partiti, in modo da segnare un passaggio dalle “storie di partito” alla “storia dei partiti”.
 

Rubbettino, 2005

La “Nazione in Rosso” ricostruisce i modi in cui una delle due maggiori ideologie del secolo XIX e XX, il Socialismo, si è confrontata con l’altra ideologia che ha dato l’impronta all’età contemporanea, il Nazionalismo. I capitoli coprono il periodo che va dalla fondazione della Seconda Internazionale (Parigi, 1889) alla morte di Stalin (Mosca, 1953), affrontando aspetti centrali della problematica, quali le teorie sulla nazione degli austromarxisti, il rapporto della Seconda e della Terza Internazionale con la democrazia, la concezione anti-nazionale di Amadeo Bordiga, le elaborazioni socialiste sulla nazione tra le due guerre mondiali, l’atteggiamento dei comunisti rispetto alle espulsioni dei tedeschi dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia, la questione nazionale nel comunismo italiano e in quello francese.
 

 
Rubbettino, 2004

L’obiettivo del volume è di analizzare un decennio cruciale per la storia italiana mettendo a confronto studiosi di diverso orientamento, accomunati dalla convinzione che la repentina crisi del sistema politico italiano, esplosa all’inizio degli anni Noventa, possa essere compresa solo attraverso un esame accurato, fino ad ora mancato, delle imponenti trasformazioni politiche, economiche e sociali che avevano investito l’Italia, e l’Europa, già nel corso del decennio precedente: la diminuita centralità del partito politico in Italia, la “seconda guerra fredda” e la crisi del bipolarismo, il rilancio del processo di integrazione europea, l’avvio della ristrutturazione “postfordista” dell’economia e della società.

Rubbettino, 2004

 

Le categorie convenzionali della storiografia sul secondo dopoguerra hanno a lungo lasciato in ombra l'esistenza di strutture che, per la loro trasversalità, hanno condizionato a fondo la vicenda politica dell'Europa.
 
L'antiamericanismo è stato ed è una sensibilità, una mentalità e una cultura diffuse. Intorno ad esso si sono costruite delle politiche, saldati degli schieramenti, attivate delle conflittualità.
Rubbettino, 2003

Un lungo filo percorre la storia della cultura liberaldemocratica italiana nel Novecento: il riferimento agli ordinamenti costituzionali anglosassoni, motivo ricorrente nella riflessione politico-giuridica e nel dibattito ideologico sull'organizzazione istituzionale della democrazia. Un riferimento che si infittisce nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando sempre più ineludibili diventano, nel contesto del drammatico confronto con il totalitarismo e della guerra fredda, i nodi della democrazia di massa, delle garanzie di libertà, del costituzionalismo.

Rubbettino, 2003

Il volume documenta per la prima volta come si affermi e operi il principio “nazionale” in una realtà plurietnica quale quella della Venezia Giulia, tra sovranità asburgica, fascismo, guerra partigiana e divisione del territorio tra Italia e Jugoslavia.
 

Rubbettino, 2003

L’avvio della Guerra fredda si ripercosse sui processi di ricostruzione postbellica dei Paesi dell’Europa occidentale. Tra le sue conseguenze ci fu il varo dell’Alleanza Atlantica che influenzò anche progetti di integrazione europea, che avevano iniziato a farsi strada sin nell’immediato dopoguerra.