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Comunicati stampa, Riforme istituzionali
Per riformare e modernizzare le nostre istituzioni non c'e' bisogno di riproporre organismi costituenti caratteristici dei periodi di fine regime. C'e' bisogno, piuttosto, di quella mentalita' costituente per la quale al momento di scrivere le regole comuni si prescinde dalle ragioni di contenzioso che la quotidianita' offre, ivi compreso il disinnesco del conflitto fra giustizia e politica che non puo' essere scambiato per volonta' di legiferare a favore di una persona sola.
Il Popolo della Libertà è una forza popolare, e la tradizione del popolarismo non è ostile al populismo se esso è democratico e liberale a differenza di altri populismi che si nutrono dei germi dell'eversione, e dalla cui zavorra le forze responsabili dell'opposizione farebbero bene a liberarsi quanto prima.
Le significative parole del presidente Napolitano hanno messo in luce un problema che gli organi di rappresentanza sindacale e di autogoverno istituzionale della magistratura si ostinano a non voler vedere.
L’elezione diretta di un presidente non può mai trasformarsi nella legittimazione di uno strapotere arbitrario. Soprattutto quando questo viene adoperato in senso trasformistico, fuoriuscendo dalle indicazioni ricevute dalla sovranità popolare.
La sinistra la smetta di fare il gioco delle tre carte: la posizione assunta dai presidenti Schifani e Fini, cui siamo grati, va esattamente nella direzione da noi auspicata di riprendere il percorso delle riforme avviato dal centrodestra quando era maggioranza due legislature fa, e poi bruscamente interrotto dal 'fronte del no' della sinistra che ha cavalcato il referendum attraverso la menzogna e la disinformazione.
La sinistra predica bene e razzola male. A parole dice di volere meno parlamentari, più efficienza nei lavori delle Camere e più snellezza. Nella realtà blocca qualsiasi progetto di innovazione così come la riforma dei regolamenti.
Nessuno ha mai messo in dubbio il valore e la positività del parlamentarismo, ma parlamentarismo non può significare mera conservazione. Chi ha davvero a cuore la salute delle istituzioni democratiche sa che esse devono essere riformate, che dev'essere incrementata la loro efficienza, che devono diventare più snelle e al passo con i tempi sempre più rapidi dei processi decisionali.
Da parte dei dirigenti del Pd siamo alla ennesima evocazione di chissà quale pericolo autoritario. Come al solito, è fantasia pura. Fin da subito bisognerà mettere mano ai regolamenti parlamentari.
Chi ha forzato le parole del Presidente della Repubblica o è un ignorante perché non sa quali sono i principi fondamentali della Costituzione e quale differenza passa tra il volerli mettere in discussione e una normale attività di revisione di cui in Italia si parla da trent'anni, o conferma una visione mitica della Carta fondamentale, in virtù della quale qualsiasi ipotesi di modifica e ammodernamento viene interpretata come un attentato ai fondamenti della democrazia.
Sono d'accordo con la senatrice Finocchiaro: un grande partito deve salvaguardare gli interessi del Paese anche a discapito dei propri. Per questo credo che l'Italia avrebbe bisogno di rappresenta nti europei competenti, che lavorino a Bruxelles nell'interesse dell'Italia fino al venerdì senza tornare sul territorio per curare clientele, e che non siano costretti, per le dimensioni dei collegi, a spendere centinaia di migliaia di euro per la campagna elettorale. A proposito delle preferenze, se non si cede alle ideologie o al trasformismo qualsiasi persona di buon senso dovrebbe ritenere che il livello europeo è quello nel quale esse sono assolutamente più sconsigliate. Così come è interesse del Paese che non si torni alla frammentazione che gli elettori hanno spazzato via col voto del 13 e 14 aprile. Si potrebbe avanzare il sospetto che la conversione alle preferenze e la scelta del 3% rispondano ad esigenze interne al Pd, nemmeno troppo camuffate.
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