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Comunicati stampa, Testamento biologico
La morte di Eluana Englaro ha segnato profondamente il dibattito pubblico, ha diviso il Paese, ha mobilitato le coscienze. Oggi questo dramma torna a dividere, ma su un piano differente...
Dovrebbe far riflettere il fatto che quanti si riempiono quotidianamente la bocca con la centralità del Parlamento, siano poi sempre i primi a disconoscerne le prerogative pur di veder prevalere le proprie posizioni contingenti.
Non per polemica personale ma per serietà faccio presente al presidente Chiti che nel corso della trasmissione radiofonica di questa mattina non sono stato interpellato su idratazione e alimentazione, ma da un ascoltatore mi è stata rivolta la seguente contestazione che riporto testualmente: "Sulla fecondazione artificiale e anche sul testamento biologico io devo dire che lo Stato deve lasciare i cittadini liberi di scegliere. Io non voglio come cattolico vedere che il senatore Quagliariello vuole fare morire la gente secondo i suoi desideri e le sue intenzioni. Ciascuno in uno Stato laico deve avere questa possibilità".
Mi auguro che il presidente Chiti fosse disattento durante l'ultima parte della trasmissione radiofonica di stamattina, o che in alternativa non avesse letto bene la legge Calabrò che pure è stata lungamente dibattuta in Senato. Perché non è civile, e soprattutto non è da lui, dare del bugiardo all'interlocutore senza controllare rigorosamente le fonti.
Le reazioni alle parole del presidente Schifani, che provengono in particolare da esponenti dell'Italia dei Valori, mettono in luce una delle ipocrisie irrisolte della politica italiana. E' evidente infatti che i presidenti delle Camere hanno delle idee e il ruolo che ricoprono non può comportare per loro l'obbligo di abdicare alle proprie opinioni e il divieto di poterle esprimere.
La strumentalità della sinistra non ha confini: se Berlusconi esprime il suo pensiero con una lettera ai senatori del PdL è interventista, se non parla è reticente e imbarazzato.
In due occasioni, sull'emendamento Bianchi relativo all'assimilazione, e soprattutto sull'emendamento Malan che avrebbe esteso le Dat alle situazioni di coma, la maggioranza ha cercato in aula il dialogo con l'opposizione, nei limiti dei principi che su temi come quello in discussione non possono essere negoziabili.
La nostra Costituzione all’articolo 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, fra cui in primis il diritto alla vita, e all’articolo 32 prevede, come diritto fondamentale, il diritto alla salute, specificando la libertà di rifiutare le cure salvo disposizioni di legge.
L'atto con cui il presidente del Consiglio ha voluto testimoniare la sua vicinanza ai senatori del Popolo della Libertà in un momento decisivo per la vita del Parlamento riveste un profondo significato ed è per noi motivo di grande piacere.
A proposito della legge sul fine vita, D'Alema può parlare di politica muscolare solo perché non ha partecipato a mesi e mesi di dibattiti e di approfondimenti che hanno portato a comprendersi su alcuni punti, a lasciare delle questioni aperte sulle quali fino alla fine cercheremo delle soluzioni inclusive, e a registrare che invece su alcuni aspetti del problema si hanno delle posizioni inconciliabili.
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