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Una volta tanto sono d'accordo con Michele Santoro: di fronte all'inchiesta di Trani in America sarebbe scoppiato un Watergate, ma in senso opposto rispetto a quello indicato dal conduttore di Annozero.

Se sbagliare è umano, perseverare sarebbe stato diabolico, e visto il livello di gravità degli atti che erano stati compiuti negli ultimi giorni siamo confortati nell'apprendere che il Csm abbia tirato il freno a mano rispetto alle iniziative nei confronti dell'ispezione disposta dal ministro Alfano presso la Procura di Trani.

Ci auguriamo che la portata sostanziale delle affermazioni del Capo dello Stato e presidente del Csm Giorgio Napolitano indurrà anche i più duri di comprendonio a prendere atto della gravità di ciò che sta accadendo nel nostro Paese, tra Trani e Palazzo dei Marescialli.

Il vero scandalo è che in un Paese che si vorrebbe definire civile e democratico possano finire sui giornali le telefonate del presidente del Consiglio, del direttore del Tg1, del commissario dell'Agcom e del direttore generale della Rai per un'inchiesta che nulla ha a che fare con tutto ciò.

Chi vuole invitare alla discussione non presenta 1700 emendamenti e la senatrice Anna Finocchiaro che in Aula ci ha definiti maestri di arroganza contestando il voto di fiducia sul ddl, lo sa bene, essendo una parlamentare di lungo corso.

La Gazzetta del Mezzogiorno

Il decreto e' frutto di una leale collaborazione tra istituzioni dello Stato, permette di coniugare in modo più razionale forma e sostanza, ribadisce il rispetto delle regole, ma ricorda anche che la sostanza della democrazia è il confronto fra posizioni differenti. Se la sinistra non comprende tutto questo significa che quando diceva di auspicare una competizione autentica affermava una posizione ipocrita.

Il Mattino

La "sentenza" di Galli Della Loggia sul Pdl, il caso delle liste bocciate in Lombardia e Lazio col rischio di un'involuzione democratica della prassi, lo stato dell'arte nel partito e l'ennesimo strappo di Fini. Nell'intervista a Il Mattino analizzo i temi sul tappeto senza remore, ma con la consapevolezza che oggi la priorità non sono i distinguo, ma la battaglia per le regionali.

Il Corriere del Mezzogiorno

La politica deve sempre prendersi le proprie responsabilità esercitando il diritto-dovere di scegliere. Se si va avanti con questa mania dei codici alla fine si offrono strumenti per vendette trasversali del tutto immotivate.

Non credevamo che di fronte a una decisione assolutamente corretta nella forma e nella sostanza saremmo dovuti giungere a dover scomodare il presidente Napolitano e il principio di economicità che lui ci ha insegnato, in virtù del quale le dimissioni bloccano altre procedure. Il presidente Schifani non avrebbe potuto fare nulla di diverso da ciò che ha fatto. E la maggioranza si è assunta in proprio la responsabilità di non riaprire il dibattito sulla cosiddetta 'mozione De Gregorio'.

Sul problema dell'immigrazione, le sue dimensioni e le possibili soluzioni nessuno ha in tasca la verità, nessuno ha una ricetta che può affermare essere quella vincente. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo legato a tempi nuovi. Oggi spesso l'immigrato non perde il rapporto con il luogo di origine, ma anela a tornarvi dopo un periodo di permanenza in un’altra terra o molto spesso in altre terre. Sono questi motivi che devono portare anche a un ripensamento profondo del rapporto che esiste tra l'immigrazione, l'integrazione e la cittadinanza: sono tre categorie e tre problemi differenti. Sovrapporli come fossero la stessa cosa sarebbe un grave errore. Ecco il testo del mio intervento al Senato.