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Riforma dei regolamenti parlamentari
Riprende l'attività del Senato e ritorna al centro del confronto politico tra maggioranza ed opposizione la riforma dei regolamenti parlamentari. In un articolo de Il Sole 24 Ore il punto sulla situazione, le varie proposte di modifica e le possibili alternative.
Cogliamo il senso positivo delle dichiarazioni rilasciate dal presidente Fini per rilanciare la riforma dei regolamenti parlamentari. In Senato è ancora pendente la presentazione di una relazione in proposito che a questo punto diventa urgente.
Il testo del mio intervento in Aula durante il dibattito sui decreti.
Sono d'accordo con il senatore Zanda sul fatto che tra le proposte di modica dei regolamenti parlamentari avanzate dal Pdl e quelle del Pd, che abbiamo appena iniziato a confrontare, c'è se non un abisso quantomeno una profonda differenza.
Nella lettera di Walter Veltroni alla Stampa vi è un'evidente forzatura ma anche un riconoscimento implicito della linea della maggioranza. Nell'ottica di una democrazia decidente alla quale Veltroni fa riferimento, che al governo garantisca certezza nei tempi e un ruolo di guida nel processo legislativo e all'opposizione conferisca finalmente uno status istituzionale e le conseguenti prerogative, il PdL ha presentato fin dall'inizio della legislatura una proposta di modifica dei regolamenti parlamentari. E' proprio su questa linea che noi andremo avanti, già a partire da martedì nella Giunta per il Regolamento. Sarà quella la sede per verificare se le aperture di Veltroni sono autentiche, o se sono solo un modo per gettare la palla in calcio d'angolo.
Sulla riforma dei regolamenti parlamentari non saremo certo noi a sottrarci al confronto, dal momento che già all'inizio della legislatura abbiamo presentato una proposta in tal senso. Ecco il testo di una lettera che con Maurizio Gasparri abbiamo scritto al presidente Schifani.
C'è da augurarsi che l'alterigia con cui il Pd ha respinto il progetto di riforma dei regolamenti parlamentari presentato dal Popolo della Libertà sia stata solo una frettolosa e momentanea reazione a caldo. In caso contrario, saremmo di fronte ad un esempio di irreversibile autolesionismo. Liquidare le nostre proposte con disprezzo chiudendo preventivamente la porta ad ogni confronto, infatti, da parte di Veltroni e dei suoi vorrebbe dire liquidare innanzi tutto se stessi e il senso della propria operazione politica. Se la memoria non inganna, fino a poco tempo fa, prima che entrassero in funzione certe sirene eversive, anche il Pd si diceva convinto che le scelte di sistema compiute dagli elettori il 13 e 14 aprile dovessero tradursi in architettura istituzionale. Veltroni deve decidere se vuole ancora essere della partita, visto che in un periodo che sembra lontano anni luce a questo disegno ha sacrificato parte della stabilità interna al suo partito e una rilevante quota di quel quasi-unanimismo che inizialmente, almeno in apparenza, aveva circondato la sua leadership. E deve decidere in fretta. Il tavolo convocato per oggi da Massimo D'Alema ha l’obiettivo legittimo di reintrodurre al centro di un sistema politico fondato su partiti forti la logica delle coalizioni. La volontà di riscrivere il patto tra leadership carismatica e struttura partitica è anche al centro della fondazione del PdL. Proprio per questo, però, l’orizzonte tedesco di D’Alema appare inadeguato e superato dalle dinamiche che i cittadini con il loro voto hanno messo in atto. Il PdL, dunque, sarà interlocutore attento ma non arrendevole e, soprattutto, non disponibile a ritorni al passato. Ci si augura che nel dialogo che oggi si avvia Veltroni torni a fare la sua parte, contribuendo ad allargare gli orizzonti della linea politica che oggi verrà esposta. La quale, anche se in alcune parti non piace, ha certamente un pregio agli occhi di chi è consapevole della difficoltà di riformare l’Italia a prescindere dall’interlocuzione tra maggioranza e opposizione: quantomeno è una linea.
Il problema sollevato dal Capo dello Stato è reale. Una modifica dei regolamenti appare urgente per rivitalizzare il nostro sistema di democrazia parlamentare. Auspichiamo che almeno su questo terreno il Partito democratico non blocchi tutto a causa delle sue divisioni interne.
E' necessaria una modifica dei regolamenti parlamentari che consenta sia al governo che all'opposizione di fare il proprio mestiere. E' necessario, a tal fine, che sui decreti legge non vi siano pratiche ostruzionistiche esasperate.
Nessuno più di chi è stato al Senato nella scorsa le gislatura sa che negli ultimi due anni si è lavorato tanto, al punto che in alcuni momenti si aveva la sensazione di essere reclusi. Eppure si è prodotto pochissimo: la ragione sta nel fatto che non vi era accordo tra il governo e la sua maggioranza. Sicchè il lavoro alla fine è risultato sterile quando non proprio dannoso. Sarebbe importante che proprio in Senato dove la scorsa legislatura è fallita si trovassero i modi e gli strumenti oltre che per lavorare di più, per lavorare meglio. E' questa la vera scommessa.
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