Legge sul fine vita per evitare il Far West giudiziario

Avvenire

Il senatore Gaetano Quagliariello si rifà ai principi fondamentali che vengono prima di leggi e Costituzioni, per ribadire il suo «no» all'interruzione di alimentazione e idratazione. Il vicecapogruppo del Pdl al Senato ritiene «indispensabile» una legge che eviti il «far west giudiziario». Infine, ha negli occhi le immagini in cui abbassa il microfono con rabbia, quando in aula arriva la notizia della morte di Eluana e non si pente. La vicenda ha suscitato passioni e ha fatto «tornare il sangue a scorrere nelle vene della politica». Una politica che ora è chiamata a dare risposte.

Passata l'urgenza, cominciano gli annunci di distinguo ed emendamenti. Come superare lo scontro per arrivare alla legge?

Dalla vicenda Eluana siamo usciti con due acquisizioni. La prima è l’impegno assunto in maniera formale -e in un momento che aveva una sua sacralità- di portare la legge in aula al massimo ai primi di marzo. La seconda deriva dalla mozione votata da uno schieramento che va al di là della maggioranza. Ha sancito che idratazione e alimentazione non possono essere considerate terapie. Ed è stata, per così dire, una mozione di sfiducia rispetto a ciò che è accaduto a Udine.

Il relatore Calabro ha detto che spera in un'approvazione entro l'estate. Come evitare intoppi?

Il Pdl ha un testo condiviso dal 90% del gruppo, al di là della divisione tra cattolici e laici. Poi abbiamo integrato nella discussione anche il gruppo della Camera. In modo da non ricominciare da capo e così accelerare l'iter. L'onorevole Di Virgilio non a caso ha presentato un ddl che ricalca il testo di Calabrò. Ha un valore più che altro simbolico, perché è chiaro che quest'ultimo cambierà in qualche punto. È aperto a miglioramenti.

Quali? Il senatore Marino se le prende con il dover andare dal notaio ogni tre anni.

Si può agire per sburocratizzare le dichiarazioni. È fondamentale, però, mantenere il principio che il futuro è aperto e la persona ha la facoltà, e direi la libertà, di contraddirsi in qualsiasi istante. E non ci sia la presunzione fatale di poter giudicare per un altro e stabilire quando una vita è degna di essere vissuta e quando no. Questa è la frontiera che non può essere superata.

Come risponde a chi come Pierluigi Bersani invoca il diritto individuale alla sospensione di idratazione e nutrizione?

Su questo punto non ci può essere mediazione. Ci sono principi che vengono prima di leggi e persino Costituzioni. Sono la dignità della persona e la concezione della vita e della libertà. Il mondo scientifico, lo abbiamo acquisito nei lavori parlamentari, è diviso su idratazione e alimentazione. Oltre alla scienza, però, c'è la nostra cultura che le considera un diritto inalienabile. Nemmeno la persona stessa può pretendere che siano interrotte.

Il caso Englaro nella politica è stato solo motivo di scontro?

La politica dà risposte se coniuga etica della responsabilità ed etica della convinzione. Non può ridursi solo alla prima. Così come penso che abbia senso finché guida i processi che si compiono nello spazio pubblico. Credo che questa vicenda sia stata una grande presa di coscienza. Nelle vene della politica è tornato a scorrere il sangue. Mi sono francamente impressionato nel vedere le mie foto. Non pensavo di poter raggiungere quello stadio. Mi sono anche scusato con i miei compagni del Pdl, perché capisco che il comportamento di un capogruppo deve essere differente. Ma non mi vergogno di quello che ho provato e di quelle immagini.

La politica è stata spiazzata?

Non era pronta a comprendere che le materie che riguardano vita, morte, corpo potessero entrare nella sua agenda con questa forza. È un cambiamento che ha molto a che fare con questo secolo e in qualche modo siamo stati tutti colti impreparati. Chi, come me, ha una formazione liberale preferirebbe che rimanessero lontane da parlamenti e politica. Ma se entrano nello spazio pubblico per campagne mediatiche, sentenze di tribunale ed esigenze insopprimibili, allora non ci si può più esimere.

Perché è necessario intervenire?

Per quanto possa essere difficile legiferare su queste materie, e lo si possa anche considerare il male minore, è assolutamente indispensabile. Altrimenti ci sarebbe un farwest giudiziario, dove casi anche molto simili possono essere trattati in maniera diversa a seconda delle preferenze filosofiche religiose o politiche delle giurie.

14/02/2009