di Franzi De Palma
A giugno si giocherà il primo tempo di una partita molto importante per il centrodestra che punta a riconquistare la poltrona di sindaco di Bari, nel 2010 sarà in ballo quella della presidenza della regione Puglia e nel totocandidati circola anche il nome del «barese» Gaetano Quagliariello, vice capogruppo al Senato del Pdl.
"Ora dobbiamo pensare a riconquistare Bari subito dopo penseremo alle regionali del 2010. Lo scenario politico sarà diverso a secondo di come andranno le cose a giugno".
Ma si candiderebbe al governo della Puglia?
"Ho già abbastanza da fare e quello che faccio mi soddisfa a pieno, ho imparato però che in politica non bisogna mai dire mai".
Ci sono polemiche sulla nascita del nuovo partito, che cosa sta succedendo nel Pdl?
"L’unificazione non è un processo nè scontato nè facile, è normale che ci siano piccole scosse di assestamento. Penso anche ad un’ equazione a ripetere: poichè è andato male al Pd andrà male anche al Pdl. Certo il sistema politico italiano non favorisce la nascita di partiti a vocazione maggioritaria, ma c’è anche una diversità fondamentale: nel centrodestra c’è un’ unita a livello di elettorato che manca nel centrosinistra".
Lei è ottimista ma An difende la sua identità e chiede pari dignità.
"Non stiamo facendo nè un’annessione, nè una fusione. Stiamo facendo un partito nuovo che vuole rappresentare il 40% degli italiani. Ci dovranno essere diverse anime politico-culturali che si iscrivono nell’orizzonte del popolarismo europeo ma con grandi differenze".
Come si fondano le varie anime? L’unificazione si può trovare sui programmi ma sopratutto sulla cultura di governo che è stato il punto di forza della democrazia cristiana.
"Berlusconi ha lanciato una sorta di ultimatum ad An e Lega chiedendo di smetterla con i litigi che hanno già ridotto di 5-6 punti il consenso per il gover no". "La situazione è molto diversa versa rispetto al passato, la coalizione entro un certo limite è unita tenendo conto che in vista ci sono le elezioni europee. Con la Lega che correrà da sola c’è concorrenza ed è anche naturale che si smarchi, essendo un partito territoriale. Detto ciò, Berlusconi fa bene a intervenire in anticipo anche perchè l’elettorato non tollera più che i partiti, invece di pensare al bene comune e a governare, litigano".
Fini ha bacchettato Berlusconi sul frequente ricorso alla decretazione d’urgenza, difendendo la centralità del Parlamento, il premier mette sotto accusa i regolamenti parlamentari. Come se ne esce?
"Sono relatore della proposta per cambiare i regolamenti. Ci sono buone possibilità di migliorarli: dando un tempo massimo alle leggi di iniziativa governativa, se noi fissiamo il limite di 60 giorni non esistono più scuse o alibi per ricorrere alla decretazione d’urgenza; bisogna trovare un modo per tenere fuori le leggi di sistema per esempio la riforma della giustizia o del sistema radiotelevisivo, è giusto che opposizione possa chiedere procedure più lunghe. Si può anche pensare al voto bloccato, articolo per articolo, il governo può mettere in discussione il proprio progetto prima degli emendamenti eliminando o riducendo il voto di fiducia). E infine lo dello statuto dell’opposizione che avrebbe la possibilità di contrastare le proposte del governo con delle sue controproposte, candidandosi come governo in attesa".
Pensa che si possa raggiungere in tempi ragionevoli un largo consenso?
"Stiamo all’inizio ma la riforma si potrà fare solo con il consenso dell’opposizione. Però se il Pdl e il Pd vogliono tenere fede alla loro scommessa comune di partito a vocazione maggioritaria devono trovare l’accordo".