«Garantire giusti tempi ai processi è un'esigenza di civiltà, ma cercheremo di fare in modo che l'impatto sull'ordinamento giudiziario sia il meno dirompente possibile. E siamo pronti a prendere in considerazione qualsiasi proposta migliorativa venga dall'opposizione, a patto che serva a disinnescare il conflitto fra giustizia e politica». Sul serio? Un bel cambio di passo... Gaetano Quagliariello, presidente vicario del senatori Pdl nonchè uno dei fiduciari di Berlusconi sulle riforme, spiega: «Nel momento in cui risolviamo per altra strada il nodo giustizia-politica, ovvero con il Lodo Alfano presentato per via costituzionale da un lato e il legittimo impedimento dall’altro, è evidente che si possono trovare i modi per diminuire l’impatto del provvedimento senza ritirarlo».
Basta per evitare che il clima si accenda di nuovo?
«Oltre a questo, siamo disposti a discutere di “legittimo impedimento” per il premier partendo dal testo di Vietti, un esponente dell'opposizione. E quando presenteremo il disegno di legge costituzionale che prevede lo scudo per le quattro alte cariche dello Stato, lo faremo senza squilli di tromba».
Ritiene che questo risolva i problemi con la parte dialogante del Pd? Bersani, D’Alema e la Finocchiaro saranno soddisfatti e si siederanno a discutere di riforme con voi?
«Tutti e tre hanno detto con parole diverse che non vogliono arrivare a Palazzo Chigi per via giudiziaria, ma vogliono costruire per via politica l’alternativa a Berlusconi. Questo significa che bisogna sminare la conflittualità attuale. Noi proponiamo di farlo sospendendo i giudizi che riguardano le alte cariche dello Stato, senza che ciò significhi impunità. Non pretendiamo che ci sia il consenso sulle nostre proposte: chiediamo però che la discussione, anche aspra, sia portata avanti secondo i dettami del confronto parlamentare».
La giustizia deve entrare nella lista delle riforme?
«Eccome. Anzi, io direi che il problema della giustizia è la precondizione. Se facciamo le altre riforme e non risolviamo il nodo del rapporto fra politica e giustizia il Paese rimane in fibrillazioni».
Per Bersani è difficile discutere di riforme con un Parlamento invaso da leggi ad personam.
«Le leggi in esame riguardano Berlusconi, sarebbe ipocrita non riconoscerlo, perché c'è stata una campagna contra personam nei suoi confronti. Ma non sono “ad personam“, perchè queste disposizioni devono valere per tutti».
Per le altre riforme? Meglio partire dalla bozza Violante lasciata in eredità dalla scorsa legislatura, o ricominciare daccapo?
«La bozza Violante ha il vantaggio di aver scritto i capitoli del libro che dovremmo fare insieme: riduzione dei parlamentari, esecutivo e bicameralismo. A questi aggiungerei — oltre la giustizia — i regolamenti parlamentari. Su alcuni temi, come la riduzione dei parlamentari, c’è accordo; su altri come il premierato l’intesa è ancora parziale. Altri li dobbiamo approfondire: siamo d’accordo che il bicameralismo non può essere perfetto, ma non abbiamo ancora una soluzione».
Serve un’Assemblea costituente per fare le riforme?
«Assolutamente no. Sono d’accordo con Violante, bisogna riportare tutto alla sede parlamentare».
Secondo Napolitano ancora non c’è il clima propizio per le riforme.
«Io direi che ora c’è un’opportunità che bisogna tenere al riparo di malattie infantili. Ora siamo in precampionato, da qui alle regionali bisogna aspettare per vedere se ci possiamo iscrivere al campionato. Se andrà bene, potremo cominciare la discussione dalle commissioni affari costituzionali di Camera e di Senato. Se le rose fioriranno, allora ci potrà essere una sessione parlamentare ad hoc».
A proposito: è stato davvero a cena la settimana scorsa con Anna Finocchiaro, magari accompagnato da Cicchitto?
«Mi ha dato un'idea. Dopo le feste, inviterò la Finocchiaro a cena. Con Cicchitto ci vado anche troppo spesso».