Aggressione Berlusconi: no al "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato dato"

Signor Presidente, colleghi senatori, signor ministro, signori del governo, stasera intervengo in vece del presidente Maurizio Gasparri, al quale un grave lutto ha impedito di essere presente e per il quale gli rinnovo la vicinanza mia e di tutti i senatori del Popolo della Libertà. Innanzi tutto esprimo al presidente Berlusconi la solidarietà e l'affetto del gruppo del PdL. E poi vorrei, con ferma pacatezza, chiamare le cose con il loro nome. I fatti di cui parliamo oggi in quest'Aula non possono essere derubricati a un seppur grave incidente di percorso, dovuto alla miscela esplosiva tra una mente instabile e un generalizzato clima di odio di cui tutti saremmo corresponsabili e che dovremmo tutti impegnarci a superare. Signor Presidente, è in atto da mesi un'operazione concentrica di criminalizzazione ai danni del presidente del Consiglio, con attori e comprimari ben precisi. E con la stessa franchezza, rileviamo che vi è stato uno spartiacque in questa prima parte di legislatura. Un momento che ha segnato un'involuzione nella vita democratica del Paese, e a seguito del quale la campagna d'odio contro Berlusconi e l'azione combinata di forze para-eversive ha compiuto un evidente salto di qualità. Mi riferisco alla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano: una decisione che rispettiamo ma in merito alla quale non possiamo fare a meno di ribadire il nostro giudizio negativo, sul piano tecnico e sul piano politico. Perché in un sol colpo essa ha spazzato via un seppur imperfetto tentativo di ripristinare l'equilibrio fra giustizia e politica pensato dai padri costituenti e infrantosi nel 1993; ha tradito il principio di leale collaborazione fra le istituzioni, contraddicendo un pronunciamento precedente e traendo in inganno il legislatore (circostanza sulla quale i tanti cantori della centralità del Parlamento farebbero bene a riflettere); soprattutto, nei fatti e al di là delle intenzioni esplicite, ha dato forza a quanti intendono mettere in discussione la legittimità del potere democratico consacrato dalla volontà del popolo. Signor presidente, negli ultimi mesi è stata infranta la diga del confronto civile. E' stato possibile che il premier fosse additato come corresponsabile delle stragi di mafia; che fosse chiamato in causa in mondovisione da un sedicente pentito, del quale per carità di patria evitiamo in questa sede di ripetere il curriculum; un sedicente pentito ammesso in un pubblico dibattimento senza uno straccio di prova ma dopo un lungo accreditamento preventivo a mezzo stampa; è stato possibile che la storia politica scritta negli ultimi quindici anni dalla maggioranza degli italiani fosse riletta come una sorta di 'romanzo criminale', nei tribunali e sulla tv di Stato, nelle piazze e sui giornali. Colleghi, è il momento di mettere da parte le ipocrisie: noi ascoltiamo l'appello del presidente Napolitano e faremo la nostra parte. Ma questo non esonera nessuno di noi da un'analisi obiettiva del passato recente; e non autorizza nessuno a mettere tutti sullo stesso piano, perché da parte nostra campagne d'odio contra personam non se ne sono mai viste, e mai saremmo rimasti alleati di chi se ne fosse reso responsabile. Insomma, ben venga un richiamo comune, purché nessuno pensi di potersi mondare la coscienza con un generico 'chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato'. Proprio la capacità di graduare le responsabilità ci porta in queste ore a cogliere significative differenze all'interno dell'opposizione. Prendiamo atto che i Comitati di liberazione nazionale sono finiti prim'ancora di nascere. Soprattutto, apprezziamo il gesto compiuto dall'onorevole Bersani, il più semplice e per questo il più sincero. E allora rilanciamo ai nostri alleati la sfida delle riforme che in questa stessa aula ci ha visto compiere un passo significativo. Rendiamo l'Italia una democrazia compiuta, che presuppone una legittimazione reciproca, e la messa al bando di qualsiasi tentazione di poter conquistare il potere attraverso scorciatoie giudiziarie. Facciamo in modo, signor Presidente, che la residua speranza che tutto ciò sia possibile non resti sepolta in piazza Duomo a Milano sotto una coltre di odio e di menzogna.

15/12/2009