Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nei classici di storia delle dottrine, il fatto che la liberta` religiosa sia uno dei principi piu` importanti e inviolabili e` un caposaldo che, non a caso, troviamo in autori dalle fedi differenti, credenti e non credenti. Che la liberta` religiosa si trovi alla base dello sviluppo storico del nostro liberalismo e della democrazia e` fatto non meno accertato. Bastera`, per portare un esempio alto, riferirsi alla storia del popolo inglese di Elia Levy. Questa condizione, radicata nella nostra cultura e non solo, e` venuta meno nel corso dello scorso secolo e si e` contaminata a causa della crescente convinzione, attestata da tante analisi sociologiche, che il processo di secolarizzazione avrebbe inevitabilmente reso la religione un fatto accidentale. Non e` un caso, a mio avviso, che questo processo si sia compiuto negli stessi anni in cui si sviluppava un’idea sbagliata della liberta` religiosa, intesa piu` come tolleranza reciproca che come rispetto; piu` come ricerca di soluzioni sincretiche che non come esaltazione delle differenze. Tutto cio` ha portato a un progressivo smarrimento della consapevolezza che le religioni non coincidono con le culture: le culture si contaminano, cambiano, si modificano con il tempo; le religioni, soprattutto quelle rivelate, fondate su dogmi, hanno invece qualcosa che non puo` essere messo in dubbio; qualcosa di proprio che deve essere rispettato. E solo il rispetto della propria fede suscita nelle altre religioni un atteggiamento di rispetto nei confronti della fede degli altri. Come ha detto bene Benedetto XVI, in questa dinamica le religioni si rafforzano a vicenda. Da cio` discende l’importanza di un principio che, nell’ultimo periodo, si e` smarrito: quello della reciprocita`. Non e` un principio astratto, ne´ una richiesta di carattere sindacale o di tipo corporativo. Dal dibattito di stasera abbiamo appreso che la reciprocita` e`, innanzitutto, un’azione contro la violenza. Nutrire e pretendere rispetto per la propria fede, per la fede dei propri padri, indipendentemente dal fatto che si creda o meno, significa battersi concretamente per una societa` nella quale la liberta` religiosa possa portare le persone a convivere meglio e pacificamente. Credo quindi che vada salutato con grande soddisfazione questo dibattito, che e` un altro piccolo ma concreto segno di un’inversione di tendenza. Da quando si riteneva che le religioni non avessero futuro (mi riferisco agli ultimi decenni del secolo scorso), da quando un grande premio Nobel come Malraux aveva previsto che il XXI potesse essere il secolo delle religioni e la sua previsione era stata accompagnata da un sentimento di sufficienza se non proprio di derisione, ci si e` resi conto nuovamente dell’importanza di questo fattore nel dibattito pubblico. Oggi constatiamo che abbiamo meno complessi nel denunciare le persecuzioni religiose e la violazione del principio della liberta` religiosa. Non abbiamo e non dobbiamo avere remore nel parlarne e nel farne oggetto di comunicazione e di sensibilizzazione. In caso contrario, colleghi senatori, oscurando le persecuzioni ai danni dei cristiani nel mondo rispetto ad analoghi episodi perpetrati nei confronti di appartenenti ad altre confessioni religiose, si rischia solo di alimentare il sentimento di rifiuto e di rivalsa rispetto alle altre religioni. Ed e` quello che non vogliamo che avvenga. Affrontare questi drammi, maturare piena consapevolezza e intraprendere tutte le azioni politiche possibili affinche´ non si ripetano piu`, e` il modo migliore per affermare che la liberta` religiosa e` un principio inviolabile per tutti e nei confronti di tutti. Sotto questo aspetto apprezziamo le precisazioni venute dal Governo. Sappiamo perfettamente che nei vari incontri bilaterali avuti con i rappresentanti dei Paesi attraversati da fenomeni del genere, il ministro Frattini ha avuto modo di richiamare questo aspetto e di chiedere precisi impegni. Queste mozioni non sono ovviamente, nemmeno lontanamente, di censura. Vogliono piuttosto essere mozioni di stimolo, tese a creare quella unita` necessaria tra Governo e maggioranza, perche´ su temi di questo tipo essi non devono trovarsi in una condizione di dialettica, ma piuttosto descrivere un continuum. Perche´, signor Presidente, se si e` timidi nel denunciare cio` che accade nei confronti della religione che ha scritto pagine importanti della propria civilta`, poi non ci si puo` stracciare le vesti di fronte ad episodi come il referendum svizzero, che tradiscono non il rifiuto dell’altro, quanto un bisogno di rispetto che non sempre le classi politiche riescono ad interpretare. Io credo che, anche in questo caso, dei segni importanti siano venuti persino dalla comunita` musulmana. Ho letto con interesse le dichiarazioni del portavoce della moschea di Brescia che, riferendosi a quel risultato, ha affermato che non si tratta affatto dell’odio dell’Occidente nei confronti dei musulmani ma di un voto che «rispecchia un clima di tensione che tutti noi abbiamo contribuito a creare». Questo e` un atteggiamento di dialogo intelligente; di un dialogo che non e` una richiesta di resa ma, semplicemente, una richiesta di rispetto reciproco. Questo atteggiamento anima le mozioni che stasera discutiamo, interpretato naturalmente in modi e con sensibilita` diverse. In fondo, pero`, c’e` un richiamo comune che e` un segno positivo che vogliamo sottolineare. E ` per questo motivo che il Gruppo del PdL votera` favorevolmente a tutte e tre le mozioni.