Elezione diretta del premier con Camere forti

Il Sole 24 Ore

«In tutte le costituzioni di terza generazione, quelle cioè scritte dopo l’89, è prevista l’elezione diretta del capo dell’esecutivo nell’ambito comunque di un sistema parlamentare. Credo che su questa base si potrà trovare un accordo con il Pd». Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e tessitore dall’inizio della legislatura del confronto sulle riforme con i democratici, invita a non guardare con scandalo all’elezione diretta del premier o del presidente purché in un sistema che preveda un forte contrappeso parlamentare. «Intanto – dice – ben venga l’iniziativa del Pd di discutere una mozione su Senato federale e riduzione del numero dei parlamentari il prossimo 2 dicembre. Riprenda il dialogo».

Alla fine si riparte sempre dalla bozza Violante, senatore.

«La bozza Violante ha un grande pregio: individua i punti su cui intervenire: riduzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto con l’istituzione di un Senato federale, poteri del premier e dunque più diretta connessione tra sovranità popolare e poteri dell’esecutivo. Un prezioso punto di riferimento, che però non è il vangelo. L’importante è fissare il campo da gioco. In questo senso la mozione proposta dal Pd è la benvenuta».

E il premier che ricorda che la priorità è la giustizia?

«L’opposizione ci ha chiesto di tenere distinte le due questioni della riforma della giustizia e delle riforme istituzionali e dunque procediamo parallelamente. La nostra ambizione è determinare una rivoluzione a 360 gradi del sistema giustizia, e su questo andremo avanti velocemente. Naturalmente speriamo di fare tutto insieme anche con il concorso dell’opposizione».

Come venire incontro al monito di Napolitano sul Parlamento in difficoltà? Forse è il caso di tornare sul tema dei rapporti tra governo e camere...

«Sarebbe molto importante se in occasione della discussione del 2 dicembre sulle riforme istituzionali si riuscisse a sposare anche il tema dei regolamenti parlamentari. Il lavoro che abbiamo fatto con il Pd è ad ottimo punto e c’è l’accordo sulla maggior parte dei punti: iter veloce (60 giorni come per i decreti) per le proposte del governo e maggiore spazio e visibilità per quelle delle opposizioni. I tempi sono maturi».

21/11/2009

Se il termine tessitore

Se il termine tessitore riconosciuto al sen. Quagliariello ha un senso, allora bisogna aprire un credito di credibilità a chi si sforza di ricucire un dialogo comune su una riforma che tracci la rotta per i prossimi 30 anni. Far naufragare una proposta simile partendo dalla "sponda" già scritta a suo tempo da Violante e riadattarla su una intelaiatura nuova quale quella del premierato con i relativi contappesi sarebbe uno scacco ancora maggiore di quello del 1953, anno dela bocciatura della legge elettorale De Gasperi, su cui si spense politicamente lo statista trentino e si arenò poi il Paese. Oggi la proposta del senatore Quagliariello riporterebbe un doppio recupero: un nuovo progetto interno per una più dinamica funzionalità del sistema, liberato da mille pastoie, una ricucitura con l'elettorale chiamato davvero a decidere per la modernizzazione del Paese. La gente sentirebbe immediatamente di essere stata recuperata alla politica, capirebbe che nelle sue mani oggi o domani può ribaltare la situazione individuando le responsbilità prime ed ultime. L'elefantiasi del personale politico sarebbe sottoposta ad una reale cura dimagrante. Abbiamo bisogno di stumenti e di istituzioni che lavorino secondo i nuovi ritmi imposti dalla globalizzazione. Le meschinerie bizantine sarebbe opportuno lasciarle alle nostre spalle.Che il PD faccia prevalere la saggezza della sua storia riformistica nella quale ancora molti credono. Che il sen. Quagliariello continui nel suo sforzo di dialogo.