Giustizia, bene Napolitano ora magistratura rifletta

Le significative parole del presidente Napolitano hanno messo in luce un problema che gli organi di rappresentanza sindacale e di autogoverno istituzionale della magistratura si ostinano a non voler vedere. La prima ad essere danneggiata dal protagonismo esasperato di alcuni pm, dall'uso distorto del potere giudiziario per fini impropri, e dalla difesa aprioristica e corporativa di chi si macchia di simili comportamenti, è proprio la maggioranza silenziosa di magistrati che ogni giorno compie il proprio dovere senza cercare il clamore della ribalta o la persecuzione dell'avversario politico. La perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema giudiziario e di chi lo amministra non può non preoccupare chi ha a cuore lo Stato di diritto. E l'uso strumentale del potere giudiziario fino al punto di mettere a repentaglio la sovranità popolare dovrebbe suscitare nella magistratura e nelle sue rappresentanze reazioni indignate di cui finora non s'è vista traccia. Speriamo che le parole del Capo dello Stato possano stimolare una profonda riflessione e un cambio di rotta. Dispiace solo che proprio nel giorno in cui il presidente Napolitano invita il potere giudiziario all'autocritica e offre un contributo di tale portata alla soluzione del conflitto tra magistratura e politica che da quindici anni avvelena la vita del nostro Paese, l'opposizione e l'onorevole Franceschini non abbiano saputo far altro che chiedere l'abolizione di una legge di garanzia come il lodo Alfano, che va esattamente verso il ripristino di quell'equilibrio che il Capo dello Stato ha così autorevolmente invocato.

09/06/2009