Legalità, non solo tolleranza. La Chiesa non volti la testa

Il Messaggero

«Sulle politiche dell'immigrazione il centrodestra deve avere la forza di aprire con la Chiesa un confronto franco. Una malintesa tolleranza può portare ad annientare la nostra tradizione e le stesse radici cristiane». Gateano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, prende sul serio le critiche cattoliche al ddl sicurezza e ai respingimenti in mare. E chiede alla sua parte di non affidarsi solo alla diplomazia.

Come può negare la coerenza della Chiesa? Vi critica sulle politiche sociali e dell'immigrazione così come vi ha sostenuto nella battaglie sui temi bioetici.

«C'è la tentazione a leggere questa simmetria, ma io credo che i problemi siano profondamente diversi. Da una parte esistono principi previi, dall'altra si tratta riconoscere chi sono i deboli che vanno aiutati. E oggi questi deboli non sono solo coloro che giungono in Italia con una speranza, ma anche tanti nostri concittadini che vivono da stranieri nei loro quartieri, e temono di subire atti di violenza. Solo politiche che sanno coniugare la difesa dei vecchi e dei nuovi deboli possono essere considerate all'altezza dei tempi».

Non le sembra di rispondere alle critiche spiegando alla Chiesa cosa dovrebbe fare?

«Lungi da me cedere a questa tentazione. Mi sono sempre battuto e continuerò a farlo perché la Chiesa possa esprimere le proprie posizioni. La politica dovrebbe ascoltarle e non strumentalizzarle, e poi scegliere laicamente e liberamente».

Berlusconi ha detto no alla società multietnica. E ammetterà che questa è un'espressione sbagliata o quantomeno infelice, come la Chiesa ha sottolineato.

«Fuori dalle polemiche contingenti, questo è uno dei temi centrali. Si può dire che la società occidentale, oggi, è multiculturale nel senso che le diverse culture si incontrano, si scontrano e si ibridano. E su questo non si può non essere d'accordo. Ma guai a dimenticare che il multiculturalismo è anche una precisa teoria che pretende di dare ad ogni cultura una legittimazione propria, un proprio codice di comportamento, un proprio diritto. E il fondamento di questa teoria è il relativismo: se non posso stabilire a priori che alcuni principi siano migliori di altri, devo consentire a ciascuno di adottare le proprie regole».

Vuole limitare le libertà e i diritti?

«Voglio affermare il principio della legalità. Perché questa è la sola strada che consente di coniugare libertà e diritti. Non possiamo consentire che ogni etnia si organizzi secondo i propri principi, a rischio di violare pesantemente i diritti dei singoli appartenenti. È sotto gli occhi di tutti che una malintesa tolleranza rechi con sé pericoli di questa natura. E la Chiesa farebbe bene a non sottovalutarli. Vogliamo finire come in Olanda, dove ci sono i negozi di sesso e a due strade di distanza circolano donne col burqua, oppure si trasformano chiese in moschee? O vogliamo sopportare nel nostro Paese l'infibulazione, o il fatto che le donne godano di meno diritti che nei loro Paesi d'origine?».

Non avverte il rischio che senza carità la fede cristiana diventi ideologia, magari, come alcuni dicono, la "religione laica dell'Occidente"?

«La carità è un caposaldo della dottrina della Chiesa. Essa deve essere innanzi tutto praticata dalle singole persone. Nelle politiche pubbliche è bene che la carità si sposi col principio della legalità, per evitare che possa produrre risultati diversi o addirittura opposti rispetto a quelli che si propone».

19/05/2009

Concordo con il Senatore

Concordo con il Senatore Quagliariello. Non c'è dubbio che il multiculturalismo possa funzionare soltanto se si è forti abbastanza da sostenere la superiorità del proprio sistema di valori.